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Monday, September 20, 2021

Questo il dato più evidente che emerge dal rapporto ‘Osservasalute 2006′, presentato nei giorni scorsi all’università  Cattolica di Roma. Fattori di rischio e stili di vita sbagliati, organizzazione e assistenza sanitaria carente, medicina del territorio pressochà© assente, mancanza di screening e politiche di prevenzione sono il ‘cocktail velenoso’ che determina un netto peggioramento per i cittadini del mezzogiorno.

Al Sud aumentano diabete e obesità , fumano più giovani e anche nella lotta ai tumori si registra una pericolosa battuta d’arresto, tanto che i benefici della dieta mediterranea e dell’ambiente meno inquinato stanno venendo meno. Se non si interviene prontamente – avverte il rapporto – in 15 anni l’incidenza dei tumori raggiungerà  quella del Nord. ”Questo rapporto – spiega Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di igiene dell’università  Cattolica di Roma e direttore dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane – evidenzia chiaramente che mentre in due terzi delle regioni il livello di assistenza sanitaria può confermare la graduatoria stilata qualche anno fa dall’Organizzazione mondiale della sanità , che vedeva il nostro Ssn al secondo posto nel mondo, per 6-7 regioni purtroppo non è cosàì. Sono quelle che si sono mosse in ritardo negli ultimi 10 anni e che non hanno colto la sfida della devoluzione, accusando oggi sofferenze fortissime”.

Insomma, dalle 453 pagine del Rapporto emerge che è la devolution a fare la differenza. “Nelle Regioni dove in questi anni si è ingaggiata una lotta serrata ai fattori di rischio per la salute, i cittadini stanno meglio. Viceversa, nelle Regioni ‘immobili – prosegue Ricciardi – la salute è peggiorata”. E la cartina di tornasole che evidenzia dove è più marcato questo andamento è rappresentata “dall’elenco delle Regioni che hanno i conti della sanità  più in rosso, e che ora hanno bisogno dell’aiuto del Governo per fare fronte ai loro impegni”, aggiunge Americo Cicchetti, ordinario di organizzazione aziendale alla facoltà  di Economia della Cattolica.

“La situazione è chiaramente a due velocità . E il 2006 ha segnato forse la resa dei conti, mettendo in luce – prosegue Cicchetti – quali Regioni hanno preso sul serio la devolution e quali no, decretando il fallimento di queste ultime”. L’esperto della Cattolica evidenzia che nelleconomia delle Regioni la sanità  ha un peso sostanzialmente diverso: “Se la Regione Lombardia riesce ad assicurare i Lea spendendo il 4,75% del suo Prodotto interno lordo, la Campania deve dedicare l8,95% del Pil alla spesa sanitaria. Il differenziale – commenta – chiaramente è tolto alle politiche di sviluppo e di riequilibrio del sistema economico complessivo”. A farne le spese maggiormente sono i servizi di assistenza territoriale, che marcano la netta differenza tra Regioni virtuose e non, soprattutto quando sono rivolti alle fasce di popolazione più fragili: anziani e disabili fisici e psichici in primis. “Per questi ultimi, a esempio – interviene Gianfranco Damiani, docente allIstituto di Igiene delluniversità  Cattolica e membro della segreteria scientifica dellOsservatorio – il divario tra Nord e Sud appare incolmabile: le persone assistite, sia con interventi educativo-assistenziali, sia dai centri diurni, sono nel Nord-Est circa 10 volte quelle assistite nel Sud e nelle Isole.

Fonte: Adnkronos Salute